FRANCESCO, IL CONSULENTE

FRANCESCO, IL CONSULENTE

14/12/2015

Sinceramente ritengo incomprensibile come il mondo della comunicazione commerciale e le aziende che lo alimentano, con grande evidenza non riescano a comprendere appieno la grande opportunità di cambiamento e di crescita che l’attuale generale situazione sta creando intorno ad ognuno di noi. Non sto cambiando argomento o registro di comunicazione. Semplicemente cerco di trasmettere i medesimi messaggi di stimolo al cambiamento che da questa rubrica periodicamente lancio. E desidero quindi farvi un regalo.

Come ho già avuto modo di dire, le cose non cambiano se si continua ad operare e pensare sempre allo stesso modo. È certo un mio parere, ma le aziende dovrebbero imparare a crescere non solo dal punto di vista economico, ma anche in reputazione, scegliendo di tenere in forte considerazione le persone reali cui si rivolgono e meno se stesse. Quello che sentiamo dire da Papa Francesco (di cui pubblico l’immagine riprodotta dal mensile di strada “Scarp de’ tenis” di questo mese, che ne contiene anche l’intervista), può sembrare fuori contesto in questa rubrica, ma è in realtà la voce della maggior parte della “gente” che invoca e chiede rispetto per la vita in senso allargato. Un senso che richiede di considerare, se vogliamo metterla sul commerciale a tutti i costi, che la vita di ogni essere umano non ha prezzo. E che chi può aiutare un altro, deve farlo. E le aziende in questo possono fare moltissimo, agendo direttamente dove esiste un problema che sia risolvibile con la messa a disposizione di persone e prodotti. E dovrebbero farlo dicendolo pubblicamente. Non per sfoggio, ma per stimolare l’emulazione di atti di questo tipo. E, se serve spiegarlo, queste sono cose che producono senza dubbio ciò che gli amanti dell’inglese chiamano “Brand reputation”. Ma bisogna saperlo fare senza scadere nel retorico e nel demagogico. Per questo sì che servono dei consulenti. Ci sono buone intenzioni che si perdono nella vecchia retorica commerciale. Anche in questi giorni c’è chi promette di dare sostegno tramite il Banco Alimentare sotto forma di prodotto gratuito. A patto però che “TU” compri quel prodotto. Significa, diciamocelo, che quell’aiuto lo pago “IO”. Essere generosi non può e non deve essere una conseguenza commerciale o, peggio, una strategia. Diventa cialtroneria che pochi leggono come tale per l’assuefazione che c’è agli sconti e alle promozioni. Siamo nel periodo natalizio in cui ogni marca divulga un retorico “siate buoni”. Quindi si può dire. Ma bisogna imparare a dirlo sempre.

Non vorrei sostituirmi al Papa (anche se – Credo a parte – credo che il Papa gradirebbe che ognuno di noi ripetesse quel che lui dice), ma l’importanza della vita di ognuno dovrebbe essere oggetto di continuo stimolo alla riflessione. Ogni azienda dovrebbe considerare questo promemoria come “brief” da assegnare alle agenzie. Sempre.

Pietro Greppi

ethical advisor

fondatore di Scarp de tenis

fondatore del Laboratorio per la realizzazione di GESTO

– il Linguaggio universale dei segni – non verbale