IL PLAGIO

02/11/2021

Quando l’etica bussa io apro e spero sempre di trovarci qualcuno. Guido Alberto Rossi, fotografo di fama ed esperienza internazionale, mi offre sempre interessanti spunti e punti di osservazione su dinamiche solo apparentemente marginali nel settore delle foto, soprattutto quelle usate nella pubblicità e nell’editoria. Lo fa -e lo invito a continuare a farlo- per sottolineare che oltre ai massimi, ci sono anche i minimi sistemi dell’etica. Le basi, che costituiscono il rispetto e la serietà che la fretta e l’ingordigia del nostro tempo (ormai da un po’ di tempo) fanno facilmente, ma ingiustificatamente, dimenticare. Si tratta di “fatti realmente accaduti” e che continuano ad accadere soprattutto nel mondo della pubblicità che di etica avrebbe tanto bisogno … non solo per quanto riguarda l’uso delle foto.

“Plagiare una foto, un concetto o un quadro è una specialità delle Kaprezucca (nome plagiato da una fantastica trattoria di Coviolo, RE) dove ho mangiato una decina di giorni fa. Il nome rende perfettamente l’idea, Sgarbi credo li chiami Capre, ma secondo me Kaprazucca con la kappa è un termine più completo e penso che l’Accademia della Crusca dovrebbe indagare su questa parola della nostra lingua. Penso che questa parola calzi a pennello per personaggi che, in mancanza d’idee proprie, copiano il lavoro altrui con la stessa disinvoltura con cui Valentino Rossi fa le curve, ma fino a che le copiano per uso personale è un peccato veniale, il problema può diventare grande quando la Kaprazucca, travestita da art director, prende una bella foto che di per sé è già un messaggio, la re-schizza, facendola passare per una sua grande idea e cerca un fotografo che gli realizzi il tutto. Un caso tragicamente serio mi è capitato qualche anno fa quando mi telefonò un art director. Mi disse che voleva farmi vedere un progetto di campagna stampa che io avrei dovuto fare o far fare la foto che avrebbe tradotto “la sua idea” trasformandola in un’immagine definitiva e originale. Detto fatto, puntuale all’appuntamento dopo il caffè di rito e le considerazioni meteo, mi mostrò un layout con la famosa foto in bianco e nero del grande fotografo albanese Gjon Mili, che ritrae Pablo Picasso che disegna nell’aria con una sigaretta: faceva parte delle foto che Mili nel 1949, che era un gran maestro in fatto d’illuminazione, aveva realizzato utilizzando un posa lunga in modo da immortalare le scie luminose della brace della sigaretta con cui Picasso disegnava un immaginario disegno nell’aria del suo studio. Il cliente era una grande compagnia fornitrice di elettricità, era effettivamente una buona idea, peccato che era un’idea altrui e che io mi sono rifiutato di rifarla. Allora avevo classificato il furbacchione tra gli asini in libera circolazione, oggi lo promuovo a Kaprazucca. Intendiamoci non sono uno zelota dalle idee ristrette, scopiazzare può anche essere lecito se si scopiazza un dieci per cento dell’idea originale. Per esempio: una foto molto bella e di grande effetto con piccioni scattata a Milano in piazza Duomo e rifarla con lo stesso concetto in Place de la Concorde a Parigi (non so se ci sono i piccioni). In altri casi, come nelle foto di travel, per forza di cose devi copiare qualcosa di già fatto e visto, perché i punti di ripresa sono limitati: prendete Times Square a New York, potete scattare solo dal marciapiede altrimenti venite sicuramente investiti da un taxi giallo.

Proprio in questi giorni è successo un gran pasticcio con l’immagine scelta da Palazzo Chigi per commemorare i cento anni del Milite Ignoto della guerra del ‘15-’18, una Kaprazucca special ha usato per l’occasione un’immagine dei soldati portoricani nella guerra di Corea. Ovviamente la cosa non è passata inosservata ed è scoppiato un rebelotto a cui Palazzo Chigi, oltre alle scuse, ha promesso che prenderà seri provvedimenti. Speriamo che siano veramente seri e atroci in modo da dare un esempio a tutte le Kaprezucca in circolazione nel settore.”

Pietro Greppi

Ethical advisor e fondatore di Scarp de’ tenis