L’OMOLOGAZIONE COMINCIA PER P.

10/09/2018

Pensateci … non trovate imbarazzante quanto sia diffusa l’omologazione e il fatto che questa non venga percepita come tale? Eppure ci circonda e attraversa chi compra e chi vende. È addirittura cercata e desiderata. Ma è ben mascherata dal fatto che praticamente è ovunque e quindi non si nota. Gran parte del merito – in senso lato – di questa “sua” diffusione è senz’altro della pubblicità, che descrive e propaga un’idea seducente e apparentemente efficace dei prodotti di cui è abile messaggera, descrivendone una sorta di esclusività ecumenica. Un termine, quest’ultimo, di mia invenzione, coniato per descrivere questa sorta di ossimoro commerciale e multiforme che si manifesta continuamente, in ogni spazio disponibile, attraverso i “consigli per gli acquisti”. Si trasmette la promessa di qualcosa come se fosse pensata e destinata a pochi, ma nei fatti disponibile e a disposizione di chiunque la possa comprare. Una bizzarra forma di esclusività includente. Questo per rispondere ai numerosi “non addetti ai lavori” che nei “momenti di pausa” si chiedono a cosa possa servire tutta questa pubblicità martellante, ripetitiva, invadente, stupida, bugiarda, … Come a cosa serve?!… a vendere a tutti sempre le stesse cose no? È fin troppo evidente. O almeno così spera che sia chi legge questa o altre testate del settore. Che poi in gran parte è anche chi le campagne le pensa o le finanzia. Dobbiamo però parlarne non come fossimo anche noi “persone obiettivo” della pubblicità (anche se lo siamo di fatto), ma da tecnici. Proviamo a considerare cioè le tecniche applicate in pubblicità esse stesse come dei prodotti di consumo. Consideriamo che, nei fatti, marketing e pubblicità sono le due facce di una stessa moneta. E facendolo prendiamo ad esempio Philip Kotler, uno fra i più noti e quotati tecnici. Una di quelle persone che indubitabilmente ha influito e influisce sulla diffusione dei modelli comportamentali di coloro che usano la pubblicità e il marketing come strumento di lavoro potendo quindi definirli atti di “consumo della pubblicità”. Kotler è seguitissimo, richiestissimo e sempre attesissimo in tutto il mondo. È lui stesso un prodotto particolare che viene preso in prestito per qualche ora per sentirsi più carichi e capaci di lasciare il segno. Un fenomeno che resiste ad ogni tentativo di rottamazione del “nuovo che avanza”. È soprattutto un abilissimo venditore dei propri modelli attinenti il marketing, nonostante il pregio che gli si può attribuire sia soprattutto quello di saperli diffondere, essendo stati, questi modelli (quello delle “P” soprattutto), introdotti prima di lui da un altro professore (Jerome McCarthy). Così come pure le successive diverse classificazioni delle “C” che sono accolte, diffuse e spiegate da Kotler nei suoi convegni, ma che furono proposte prima di lui da Robert F. Lauterborn (n.d. wikipedia). È quindi una persona contagiata da un germe, e ne contagia altre che lo propagano a loro volta, fino a rendere il sistema tutto uguale, uniforme e … prevedibile. Certo Kotler è bravissimo nel suo mestiere, soprattutto perché ha un suo proprio modello di relazione tramite il quale riesce a sua volta a vendere un modello di pensiero. Ma se lo si osservasse senza troppo coinvolgimento si noterebbe che alla fine vende assunti e osservazioni in fondo banali. Considerazione che dovrebbe collocare lui e molti altri nella classifica degli imbonitori e cioè di coloro la cui abilità è il fatto di riuscire ad avere un seguito di persone che le imprese le hanno già create, pur non sapendo completare una parola che comincia con la P o con la C e che non hanno bisogno di quel genere di insegnamenti, ma che pensano invece di sì. Potrai non ricordare a memoria delle slide o l’elenco di consonanti con le rispettive estensioni, ma se hai creato un’impresa è per merito della tua diversità di vedute e non puoi rischiare di omologarti facendo quello che fanno tutti. Le imprese che stanno in cima alla lista di quelle che lasciano segni indelebili hanno, nel carattere e nella capacità dei loro fondatori di credere nelle proprie visioni, di resistere al dileggio o alla diffidenza, di usare la propria personalità e di non mollare, il loro segreto. Se segui un modello stai scegliendo l’omologazione. Pensaci.

Pietro Greppi

Ethical advisor e fondatore di Scarp de’ tenis