SCOPRI LO STATO DI SALUTE DELLA COMUNICAZIONE DELLA TUA AZIENDA

Un servizio veloce e libero da condizionamenti. Per farti scoprire se la tua azienda comunica in modo corretto ed efficace.

Cos'è ADjust

ADjust è un servizio innovativo di advisoring che viene applicato su tutta la comunicazione messa in atto dalle aziende …

Perché nasce ADjust

Piccole e medie imprese, rispetto alle grandi, ottengono risultati di crescita molto più bassi in proporzione di quanto in genere una corretta comunicazione sia capace di …

Come funziona ADjust

Il servizio consiste nella verifica e nell’analisi critica da parte dell’advisor delle azioni di comunicazione, delle strategie, dei contenuti, della forma e dei mezzi …

ADjust per il NoProfit

Ottimizzare le raccolte fondi, veicolare al meglio i messaggi e le finalità, spesso queste priorità vengono tralasciate. Con Adjust invece …

anche la vostra comunicazione deve rendere

La vostra comunicazione è un prodotto che vende un prodotto. Se non è chiara e precisa non è efficace.

E se non è efficace rappresenta uno spreco doppio perché avete pagato per produrla e diffonderla e in più non funziona per quello che è nata per fare. Spesso questo spreco deriva da piccoli particolari, correggibili spesso in corso d’opera, che ADJUST vi aiuta a identificare. Particolari spesso nascosti sia nella comunicazione che avete prodotto sia in quella che avete mancato di manifestare.

Se il ritorno della vostra comunicazione non è quello atteso qualche motivo ci sarà. Quale? Dove si trova?

Con ADjust è possibile scoprirlo attraverso un vero e proprio check-up della vostra comunicazione che conviene richiedere anche in forma preventiva, per rendere l’intervento ancora più performante.

L’occhio di ADJUST, attento, veloce, economico, professionale, indipendente e soprattutto “esterno” identifica difetti che cliente e agenzia non riescono a vedere perché troppo coinvolti nella spesa e nella produzione creativa. Succede più frequentemente di quello che si possa pensare, sia nelle grandi che nelle piccole realtà.

ADJUST vi consente quindi di identificare cosa e dove “aggiustare” la vostra comunicazione affinché stimoli

  • il consolidamento del business
  • l’incremento delle vendite
  • il migliore o più corretto posizionamento della propria marca o del prodotto
  • l’aumento di notorietà dell’azienda

Non c’è motivo per non ricorrere ad ADJUST. Costerebbe di più rinunciarci. Vi aspettiamo.

le nostre ultime pillole di check-up

FACCE RIDE!

05/09/2022 Può l’umorismo risolvere la vuota, triste e insopportabile consuetudine della comunicazione commerciale di patinare anche l’impatinabile? Domanda stupida. E spiegherò perché. Comunque qualcuno ogni tanto ci prova. Peccato venga fatto, come sempre accade con tutti i cosiddetti trend, solo perché qualche sondaggio pare indicare che: “gli italiani” gradirebbero essere intrattenuti dalle aziende con siparietti ispirati dall’umorismo e dall’ironi, che sceglierebbero più volentieri un’azienda che li fa sorridere e che -dice il sondaggio- pure i “manager” sarebbero aperti all’uso dell’ironia se solo si sentissero più rassicurati sull’efficacia di “tale scelta”. Un sondaggio di per sé insulso, perché è come chiedere se preferiamo essere allegri o tristi, e doppiamente insulso perché forza impudentemente verso una presunta utilità, per le imprese, di divertire i clienti. Sulla capacità dei pubblicitari italiani di essere ironici va steso un velo pietoso. Già alcuni anni fa ricordo di un collega che, ad un convegno in un’Università dove eravamo entrambi ospiti relatori, disse una cosa che -quella sì- fece sorridere amaramente la platea: “… qualcuno mi ha chiesto di scrivere un libro sull’ironia nella pubblicità italiana. Gli ho risposto che sarebbe un esercizio facile, perché il libro sarebbe composto solo da pagine bianche.” Oggi non è diverso. E aggiungo che produrre umorismo o fare ironia non sono automatismi attivabili a comando. È necessario soprattutto esserne capaci e, anche lo si fosse, bisognerebbe chiedersi seriamente se far ridere sia qualcosa di davvero necessario per vendere un prodotto. Non solo. Se la risposta a quest’ultimo interrogativo fosse “sì” allora dovremmo anche collocare un gran numero di persone nel “quadrante degli stupidi” del famoso diagramma di Mario Cipolla in... read more

SE LA PUBBLICITÀ INFORMASSE… FORMEREBBE CONSUMATORI CONSAPEVOLI

11/07/2022 L’informazione è comunicazione. Viceversa non sempre. La pubblicità è né una, né l’altra, ma potrebbe trasformarsi e recuperare gradi di reputazione. Come? Prendendo spunto ad esempio da una ricerca sui consumatori, condotta in Gran Bretagna, che ha evidenziato quanto sarebbe opportuno agire per un miglior rapporto fra pubblico e scienza. Soprattutto per l’agricoltura e la produzione alimentare. Science for Sustainable Agriculture (scienceforsustainableagriculture.com) ha rivelato una grande mancanza di consapevolezza tra i consumatori (britannici in questo caso, ma intuitivamente riguardante quasi tutti) sulla provenienza del cibo e su quanta innovazione scientifica sia presente nel suo sviluppo e produzione. L’indagine indipendente, condotta dall’agenzia di ricerca sui consumatori England Marketing Ltd, ha cercato di fare “un’istantanea” rappresentativa degli atteggiamenti del consumatore cercando di stabilire il grado di consapevolezza sull’intervento scientifico in agricoltura e nella produzione alimentare. Lo studio ha utilizzato l’England Marketing Panel, composto da persone con un interesse specifico per cibo, agricoltura e sostenibilità al fine di ottenere risultati che fossero sopra la media in termini di consapevolezza e comprensione. È tuttavia emerso che i consumatori che si considerano ben informati sul significato di “naturale” e “sostenibile” in campo alimentare, risultano poi in gran parte ignari del livello dell’intervento scientifico nei prodotti freschi e ingredienti di base, tendendo a considerarli non influenzati dall’intervento umano. Il panel si è rivelato stupito nello scoprire che le versioni davvero “naturali” (originarie) degli alimenti di tutti i giorni (come mais dolce, carote e banane) sono in realtà irriconoscibili e non commestibili rispetto ai loro equivalenti moderni e che è l’intervento scientifico ad averli resi come oggi li conosciamo. Inoltre, con l’eccezione di banane e... read more

INFLUENCER… MA PERCHÉ?

04/07/2022 Non è chiaro perché, né quando di preciso, ma senza dubbio è successo (ormai da un po’) che ad un certo punto le aziende hanno perso fiducia in sé stesse. Meglio però precisare che questo “salto indietro rispetto alla consapevolezza, alla capacità di parlare di sé, al coraggio di affermare con orgoglio ciò che si produce e si vende” è da attribuire alle persone che gestiscono le aziende che, pian piano nel tempo, sono “cambiate” indirizzandosi verso un processo di apparente normale avvicendamento, portando con sé capacità diverse pseudo moderne, ma perdendone altre. Quali di queste capacità e consapevolezze siano preferibili agli scopi di sviluppo ed evoluzione di un’azienda potrebbero essere definibili soggettivamente, ma solo fino ad un certo punto. Perché non si spiega altrimenti come siano riuscite le agenzie di pubblicità (oggi ormai inglobate a loro volta in sistemi onnivori e uniformati a logiche soprattutto numeriche), a far credere a chi governa aziende, di dimensioni anche rilevanti, che per parlare dei loro prodotti si dovessero assumere dei testimonial famosi, spesso famosi solo per essere molto presenti nei vari media, ma con nessuna qualità attinente (se non fantasiosa e irreale) i prodotti per parlare dei quali vengono pagati. E già vedere un personaggio, in qualche modo già noto al pubblico, che promuove un prodotto o un servizio industriale poteva portare a interrogarsi sul perché di tale scelta e del perché l’azienda non scegliesse di utilizzare un proprio diretto rappresentante o anche solo una propria comunicazione istituzionale. Va “riconosciuto” che il testimonial è uno strumento usato già fin dagli albori della pubblicità. Resta però che questa scelta si può... read more

SUGGERIMENTI PER COMUNICARE IL SETTORE AVICOLO…

20/06/2022 Fra gli incarichi più particolari e, solo apparentemente semplici, che possono giungere a professionisti e agenzie di comunicazione, ci sono quelli del settore avicolo. Ho visto e continuo a vedere colleghi che si esercitano nell’applicare le loro “qualità creative” a questo settore offrendo anche in questo caso la conferma dell’appiattimento generale del settore pubblicitario. Retorica, luoghi comuni, semplici assicurazioni sulla presenza delle caratteristiche (quelle richieste da ambientalisti e animalisti) condite da ambientazioni surreali, storie stucchevoli, canzoncine imbarazzanti, frasi buttate lì e un gran lavoro di grafica, luci, regia. Manca solo che anche in questo campo si chiami in aiuto uno chef stellato, un regista famoso o un influencer che promuova le qualità della carne di pollo e delle uova e poi avremo assistito all’ennesimo spreco di risorse nonché ad un’ulteriore occasione persa di lavorare seriamente come reali consulenti del settore, anziché come “consumatori di budget dell’azienda cliente”. Viene da pensare che al settore avicolo, forse per deformazione professionale, piaccia “farsi spennare” senza troppe domande se non quelle tipiche di chi investe in pubblicità (quanto costa, cosa mi rende, prenderemo un attore famoso?, riceveremo un premio?). Sarà il limite dei 30” (60” al max), sarà la velocità con cui spesso viene chiesto di portare a termine l’incarico, sarà l’abitudine degli imprenditori del settore avicolo a trasmettere informazioni asciutte e tutte uguali e solo e sempre quelle… resta il fatto che anche gli spot (e le campagne in genere) del settore avicolo sono indistinguibili fra loro in termini di contenuti (i marchi effettivamente sono diversi… almeno quelli). I tentativi di differenziazione restano intenti: chi si dà la pagella da solo... read more

SAPETE PARLARE, SAPETE SCRIVERE, SAPETE LEGGERE… MA NON È DETTO CHE QUALCUNO VI CAPISCA!

13/06/2022 Scrivere: ci viene insegnato alle elementari. Veniamo istruiti a disegnare ogni singola lettera del nostro alfabeto e a metterle sia in “ordine alfabetico”, sia nelle possibili combinazioni fra loro a formare le parole che usiamo per comunicare con gli altri… parlare sembra più facile e infatti prima di imparare a scrivere impariamo a parlare. Ma non è detto. Poi ci esercitiamo a leggere, a comporre testi in forma scritta e ad esporre oralmente, affiancati da chi ha imparato a farlo “correttamente” prima di noi, che solitamente è un adulto.Ma non è detto. Dipende dal contesto sociale. Poi il percorso scolastico -e di vita- ci sottopone a svariate occasioni di verifica della solidità di quanto abbiamo assorbito e come. Avviene in modo diretto e indiretto attraverso l’assimilazione di concetti, testi e formule, contenute in quelle che chiamiamo “materie”, che formuleranno il nostro “sapere” comune o personale. La vita diventa così anche una palestra che ci consente di rifinire quotidianamente le nostre risorse verbali. Confrontandoci con gli altri riceviamo segnali più o meno diretti delle nostre capacità di trasferimento del nostro pensiero, dei nostri contenuti, etc. Tuttavia questi “segnali” non è detto che ognuno di noi sia in grado di rilevarli e considerarli. Ognuno ha il suo personale radar per accorgersene. Ma non è detto. Perché c’è chi non sa di averlo, chi non sa usarlo, chi intenzionalmente non lo considera… Ognuno di noi comunica in modo anche impercettibilmente diverso da ogni altro e quello che sempre accade è che la comprensione di chi ci legge o chi ci ascolta è inevitabilmente sempre parziale. Di una lettura o di un... read more

AI PUBBLICITARI SERVE LA NEURO

06/06/2022 C’è una grande differenza fra l’impegno profuso per comprendere quale prodotto sia necessario e quindi richiesto “dal mercato” e una tecnica pensata e utilizzata per indurre all’acquisto di un prodotto “X” usando le neuroscienze. Parliamone. Spero intanto non serva dire che il termine “mercato” è una brutta sintesi di “persone che possono comprare”. Persone come tu che leggi, che magari ti occupi di marketing, che fai la spesa e giri cmq per i centri che ormai sono quasi solo commerciali. Ma quando compri qualcosa, perché lo fai? Qualcuno ha cominciato (da qualche anno) a concentrarsi sul fatto che nella scelta di un prodotto le emozioni tendono a sovrastare la razionalità. Chi è operativo nelle attività di ricerca e di marketing sa che una gran parte dei prodotti che nascono oggi non sopravvive all’incontro con “il mercato”. Circa l’80% smette di esistere dopo pochi incontri con il pubblico. Perché? Il buon senso suggerirebbe che l’impegno di dar vita ad un prodotto dovrebbe essere proporzionale alla sua utilità. Ma dato che pare viga la regola del “tutto è relativo”, le aziende focalizzano comunque le loro attenzioni su quanto hanno pensato di produrre secondo logiche spesso imbarazzanti e spacciate per innovazione, affidandosi a consulenti che “studiano” l’efficacia di ogni elemento che accompagna un determinato prodotto: spot, packaging, etichette… fino a concordarne la posizione in una vetrina o su uno scaffale. Questi “studi” si concretizzano in ricerche “di mercato”, test, interviste, sondaggi… Tramite questi “ingegni” si vorrebbero individuare le caratteristiche preferite da un campione di persone, confidando che queste dicano davvero quello che pensano, confidando inoltre che poche centinaia di verdetti possano rappresentare... read more

La garanzia di un grande professionista al vostro servizio

Pietro Greppi

ADjust advisor

Pietro Greppi

Trent’anni di esperienza nei rapporti di consulenza per la comunicazione mi consentono di fornire sempre un importante supporto a realtà di ogni dimensione.

Le aziende con le quali entro in contatto come advisor ricevono importanti informazioni e osservazioni oggettive, una sorta di check-up, sugli effetti collaterali di quanto esse fanno o han fatto fino a quel momento in termini di comunicazione, sia nei contenuti sia nelle modalità o strategie adottate.

Una modalità di approccio che ho chiamato ADjust.
Un intervento che si traduce in un contributo, dell’ampiezza desiderata per fare in modo che i risultati ricercati dall’azienda giungano attraverso l’uso consapevole di quel forte acceleratore di consensi e di crescita che sono il marketing e la comunicazione.

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