SCOPRI LO STATO DI SALUTE DELLA COMUNICAZIONE DELLA TUA AZIENDA

Un servizio veloce e libero da condizionamenti. Per farti scoprire se la tua azienda comunica in modo corretto ed efficace.

Cos'è ADjust

ADjust è un servizio innovativo di advisoring che viene applicato su tutta la comunicazione messa in atto dalle aziende …

Perché nasce ADjust

Piccole e medie imprese, rispetto alle grandi, ottengono risultati di crescita molto più bassi in proporzione di quanto in genere una corretta comunicazione sia capace di …

Come funziona ADjust

Il servizio consiste nella verifica e nell’analisi critica da parte dell’advisor delle azioni di comunicazione, delle strategie, dei contenuti, della forma e dei mezzi …

ADjust per il NoProfit

Ottimizzare le raccolte fondi, veicolare al meglio i messaggi e le finalità, spesso queste priorità vengono tralasciate. Con Adjust invece …

anche la vostra comunicazione deve rendere

La vostra comunicazione è un prodotto che vende un prodotto. Se non è chiara e precisa non è efficace.

E se non è efficace rappresenta uno spreco doppio perché avete pagato per produrla e diffonderla e in più non funziona per quello che è nata per fare. Spesso questo spreco deriva da piccoli particolari, correggibili spesso in corso d’opera, che ADJUST vi aiuta a identificare. Particolari spesso nascosti sia nella comunicazione che avete prodotto sia in quella che avete mancato di manifestare.

Se il ritorno della vostra comunicazione non è quello atteso qualche motivo ci sarà. Quale? Dove si trova?

Con ADjust è possibile scoprirlo attraverso un vero e proprio check-up della vostra comunicazione che conviene richiedere anche in forma preventiva, per rendere l’intervento ancora più performante.

L’occhio di ADJUST, attento, veloce, economico, professionale, indipendente e soprattutto “esterno” identifica difetti che cliente e agenzia non riescono a vedere perché troppo coinvolti nella spesa e nella produzione creativa. Succede più frequentemente di quello che si possa pensare, sia nelle grandi che nelle piccole realtà.

ADJUST vi consente quindi di identificare cosa e dove “aggiustare” la vostra comunicazione affinché stimoli

  • il consolidamento del business
  • l’incremento delle vendite
  • il migliore o più corretto posizionamento della propria marca o del prodotto
  • l’aumento di notorietà dell’azienda

Non c’è motivo per non ricorrere ad ADJUST. Costerebbe di più rinunciarci. Vi aspettiamo.

le nostre ultime pillole di check-up

PER LA PUBBLICITÀ, MA CONTRO CERTI PUBBLICITARI

07/11/2022 Mi occupo da molti anni di comunicazione in senso lato, sottolineando l’importanza di difenderla dalle incursioni inopportune di chi si autocelebra produttore di contenuti nel campo della pubblicità e in quello dell’informazione in generale. L’ambito pubblicitario è quello in cui è purtroppo più frequente che accada che la produzione di contenuti “capiti” in mano a persone che ne travisano la funzione e il potere, svuotando il loro lavoro di significati, con l’unico effetto di trasmettere appunto il vuoto. Quando per esempio commento pubblicità che, per il mio parere in controtendenza e tuttavia sempre professionale, meritano il pollice verso, ricevo spesso (e volentieri direi) commenti di personaggi più o meno titolati per intervenire che tendono a definirmi come “censore retrogrado e fuori luogo”. Spesso faccio finta di non averli letti, anche se in realtà li leggo volentieri perché mi danno conferma di quanta impreparazione ci sia in circolazione. Sono in molti purtroppo che, davanti alla mia critica su un determinato messaggio pubblicitario che contiene semi di violenza o volgarità, dimostrano di essere fermi all’idea benaltrista che c’è sempre qualcosa di peggio… Ma il fatto è che la pubblicità è uno strumento invasivo che ha degli obiettivi che ne producono anche altri di collaterali. Guardo il particolare e parlo della pubblicità criticandone l’insipienza, la stupidità, la violenza, l’inopportunità e il vuoto che troppo spesso trasmette. Chi fosse in grado di approfondire autonomamente gli effetti collaterali della pubblicità si accorgerebbe che il degrado mentale e culturale di molti (giovani e adulti) deriva (anche) dall’influenza che certa pubblicità ha su di loro. Da anni contesto l’operato di colleghi che faccio fatica a... read more

Alle belle statuine siete pronte? Sì!!!

02/11/2022 Simone de Beauvoir diceva: “la cosa scandalosa dello scandalo è che ci si abitua”. Di solito su un podio ci sono sempre i vincitori ovviamente. Ma sui podi motoristici e ciclistici c’è sempre però anche qualcun altro. Anzi a onor del vero andrebbe scritto “qualcun’altra”… cioè ragazze che hanno oggettivamente e “nel rispetto delle tradizioni” il compito di offrire, anche all’occhio la sua parte e di evocare antichi “premi”. Nella foto a corredo di questo articolo c’è l’esempio di un podio di motocross sponsorizzato da una bevanda. Al centro, l’uomo celebrato come un eroe. Intorno a lui, ragazze trattate come trofei o come elementi decorativi. È un’immagine già commentata anche da altri (nello specifico da Guillem Salles Turrel ) da cui prendo spunto riproponendone in parte i commenti che condivido e per fare un approfondimento: gli sport motoristici, prevalentemente maschili, hanno una lunga “tradizione” di “grid girls”, “paddock girls” e “umbrella girls”. Chi sono? Presto detto: ragazze ipersessualizzate delegate a reggere ombrelli, cartelli che indicano il numero di piloti sulla griglia di partenza o semplicemente “guarnire” i podi. La Formula 1 ha abbandonato questa pratica nel 2018 (ieri praticamente). Ma esistono ancora in altri sport motoristici (moto, Nascar, ciclismo, ecc.). Alcuni siti degli sponsor di questi sport definiscono le “belle statuine” come elementi di forza della strategia commerciale del marchio per i loro eventi, dedicandogli sezioni speciali del sito web e sfruttandone le qualità estetiche come un’imbarazzante strategia di “contenuto” per video, gallerie fotografiche e schede personalizzate. Una forma di sessismo che si manifesta in alcuni casi anche con questionari con domande del tipo: “In spiaggia, quale bikini... read more

Obesità e sovrappeso sono malattie. No alla “body positivity” utilizzata dalla pubblicità

24/10/2022 (NB: questo testo è la versione integrale del testo pubblicato su Il Fatto Alimentare il cui autore ed editore —Roberto La Pira— mi ha autorizzato a riportarlo Obesità e sovrappeso sono malattie, no alla body positivity della pubblicità (ilfattoalimentare.it) ) La pubblicità di marchi famosi, soprattutto americani e nord europei, da qualche tempo utilizza come riferimento modelle ‘curvy’ che strizzano l’occhio al pubblico sempre più vasto delle donne (ma anche uomini) affetti da sovrappeso o obesità. Si tratta di astute campagne di marketing che fanno leva sulla body positivity (linea di pensiero contrario alle critiche basate sul giudizio del corpo, che promuove l’accettazione di tutti gli aspetti fisici a prescindere da taglia, forma, colore della pelle, genere). “Questi messaggi confondono le persone (dichiara Massimo Volpe, presidente di Siprec – Società italiana di prevenzione cardiovascolare), i chili di troppo quando configurano ‘sovrappeso’ o ‘obesità’, vanno considerati una malattia vera e propria, oltre che un importante fattore di rischio per tante altre patologie, da quelle cardio-metaboliche, ai tumori, a quelle osteo-articolari. Valorizzare la body positivity e condannare il body shaming (derisione del corpo o della persona per il suo aspetto fisico) è sacrosanto, quando l’intento è quello della ‘inclusività’ e della guerra alla discriminazione del ‘diverso’. Per nessuna ragione si deve far passare il messaggio che l’obesità vada considerata come una condizione ‘normale’, addirittura alternativa alla magrezza eccessiva o al normopeso. L’obesità è una patologia cronica, una malattia di per sé che potenzia e si tira dietro una serie di altri fattori di rischio, dall’ipertensione, alle dislipidemie, al diabete, contribuendo attivamente ad aprire la strada a molte altre malattie. L’obesità e il sovrappeso vanno affrontate e trattate già... read more

Cosa sappiamo (e da chi) sugli allevamenti avicoli?

17/10/2022 Il pollame è diventato la principale fonte di carne e il suo contributo all’alimentazione umana è in aumento: “Il pollame è la specie animale domestica più diffusa al mondo (FAO, 2016)”. Tuttavia puoi fare tutta la pubblicità che vuoi a un pollo o a un uovo, ma se manca la corretta informazione su come funziona l’approvvigionamento di polli e uova per l’alimentazione umana, basta qualche filmato e qualche testo struggente per far apparire un comparto responsabile in un’entità malvagia. L’atteggiamento delle organizzazioni che contrastano gli allevamenti avicoli protetti (altrimenti definiti intensivi) è infatti il risultato dell’incrocio fra ideologia e scarsa volontà all’approfondimento scientifico. Basterebbe un dialogo aperto e una comunicazione serena fra le parti e si potrebbe giungere con meno patemi d’animo e fastidiose interferenze (anche paradossali) a perfezionare le già elevate attenzioni al benessere animale che il comparto avicolo affina anno su anno che hanno portato ad un incremento costante di efficienza biologica e sostenibilità ambientale. Oggi per esempio, un pollo, per raggiungere un peso di 2,5 kg, consuma mezzo chilo di mangime in meno rispetto a 15 anni fa, che si traduce in una riduzione del 37% del terreno necessario per la produzione del mangime. Non va dimenticato infatti che l’avicoltura ha l’obiettivo di rendere disponibili alimenti che siano contemporaneamente sani, nutrienti ed economicamente accessibili ai più. È anche necessario riflettere sul fatto che, proprio la ricerca di ottenere dei ritorni economici da questo tipo di impresa, produce in modo collaterale (poco conosciuto) un costante incremento del benessere animale… che è tuttavia il tema più attenzionato sia dal comparto che dai suoi detrattori. Si riflette raramente... read more

TUTTO QUELLO CHE MANGIAMO, PRIMA ERA VIVO

03/10/2022 È tragico, ma inevitabile: gli esseri viventi possono sopravvivere solo nutrendosi di altri organismi viventi. Basandoci su questa incontestabile premessa (anche se ci sarà sempre qualcuno che si auto convince del contrario) possiamo cercare di comprendere il senso delle battaglie di tutte quelle organizzazioni impegnate nella difesa degli animali. Soprattutto va chiarito che il genere umano per sopravvivere deve mangiare e che allevare o coltivare sono gli unici modi che “sapiens” ha per nutrirsi. Soprattutto perché le esigenze riguardano miliardi di persone che morirebbero di fame se non ce ne fossero altre che ci pensano. Torniamo alle organizzazioni che comunicano spesso sul tema degli allevamenti e del benessere animale e ne parlano come se il proprio obiettivo fosse quello di far chiudere un po’ alla volta gli allevamenti. Lo fanno criticando prima un aspetto, poi un altro, affermando che in quegli allevamenti accadono fatti gravi e chiedendo interventi sulla qualità della vita degli animali stessi. Affermano che il loro agire è orientato a stimolare interventi governativi sugli allevamenti affinché vengano approvate leggi che ne determinino attenzioni prestabilite (da loro). Su questi temi seguo da tempo la questione avicola. E lì si concentra il mio interesse ad approfondire, sia perché è l’ambito dal quale, a livello mondiale, provengono fonti di nutrimento di qualità, a basso costo e “semplici” da organizzare rispetto ad altre, sia perché è un settore in cui la ricerca del benessere animale (chiesto a gran voce dalle associazioni animaliste e ambientaliste in genere) non solo è già presente, ma è addirittura esasperato. Ma a sentire i vari detrattori degli allevamenti non sarebbe così e anzi gli... read more

LA PAURA COME STRUMENTO COMMERCIALE

26/09/2022 Da tempo sta avvenendo un’“evoluzione”, eticamente insopportabile, delle strategie comunicative verso una forma di manipolazione del linguaggio e della mente. Si sviluppano come fossero naturali, ma generate in realtà dalle scelte consapevoli di molti comunicatori per risolvere problematiche commerciali. Nascono dall’idea, per alcuni necessaria, di vendere ad ogni costo anche a costo di confondere le logiche del destinatario del messaggio. Un esempio: cosa evocano oggi le parole “moderno” e “progresso”? Erano termini che suggerivano ottimismo, benessere diffuso, felicità… Oggi è in atto una revisione dei loro significati di cui neppure ci accorgiamo perché è diventato un processo culturale. Anzi, commerciale. In pubblicità “il progresso” sta assumendo il volto di una subdola minaccia di esclusione che le persone meno attrezzate culturalmente assorbono come spugne adeguandovisi supinamente: il termine “progresso”, con i suoi sinonimi, viene evocato con l’implicita accezione che “se non ti adegui resti indietro, diventi obsoleto, inadeguato, vecchio, da rottamare…”. Tali “strategie” inducono reazioni assimilabili alla “paura”. Una paura che “promuove l’omologazione”. La paura di rimanere “indietro” sta occupando la mente di molti, spingendo chi ne è vittima a cercare protezione da qualunque cosa possa mettere a rischio il suo essere “al passo con i tempi”. Prolificano quindi assicurazioni in ogni contesto perché abbiamo paura di perdere quanto pensiamo di aver conquistato. Aumenta la ricerca di rassicurazione di essere nel giusto, di essere aggiornati, adeguati, accettati. Con la complicità irresponsabile di chi lavora nella comunicazione commerciale stiamo costruendo una società isterica e terrorizzata dall’idea di “restare indietro”. Ci ingolfiamo di sostanze nutritive manipolate artificialmente e poi di medicine che ne allontanino gli effetti collaterali. Ci allontaniamo dalla terra per poi riportarla fin... read more

La garanzia di un grande professionista al vostro servizio

Pietro Greppi

ADjust advisor

Pietro Greppi

Trent’anni di esperienza nei rapporti di consulenza per la comunicazione mi consentono di fornire sempre un importante supporto a realtà di ogni dimensione.

Le aziende con le quali entro in contatto come advisor ricevono importanti informazioni e osservazioni oggettive, una sorta di check-up, sugli effetti collaterali di quanto esse fanno o han fatto fino a quel momento in termini di comunicazione, sia nei contenuti sia nelle modalità o strategie adottate.

Una modalità di approccio che ho chiamato ADjust.
Un intervento che si traduce in un contributo, dell’ampiezza desiderata per fare in modo che i risultati ricercati dall’azienda giungano attraverso l’uso consapevole di quel forte acceleratore di consensi e di crescita che sono il marketing e la comunicazione.

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