Mi occupo da oltre trent’anni di comunicazione etica.
Perché ho scelto questa strada?
Per portare chiarezza dove altri usano slogan.
Da oltre trent’anni lavoro per l’etica nella comunicazione con un’idea semplice: le parole hanno un impatto reale sulla vita delle persone e questo impone responsabilità e l’etica non è un optional, ma la base da cui si costruisce tutto.
Per questo, nel mio settore (la comunicazione), sono sempre stato considerato un professionista “ingombrante” che dà fastidio, perché non accetto scorciatoie, non amo gli slogan e non mi interessa produrre comunicazione che tratta le persone come “target” da manipolare.
Preferisco la verità, la complessità spiegata bene e il rispetto dell’intelligenza di chi ascolta.
Il mio percorso si è sviluppato in mondi che sembrano lontani, ma che in realtà condividono la stessa responsabilità:
- la comunicazione, operando soprattutto come ghostwriter e consulente per persone, imprese e associazioni
- il sociale, (Scarp de’ tenis ne è solo un esempio) in progetti dedicati alla dignità delle persone;
- il settore avicolo, dove con it e moreaboutchicken.com porto trasparenza, dati e buon senso in un ambito spesso raccontato in modo distorto.
Tutte scelte personali condotte in modo professionale.
Unisco queste competenze offrendole ad aziende, enti e organizzazioni a comunicare in modo etico, chiaro e credibile. Non sono un portavoce, non sono un insider, non sono un attivista.
Sono una voce terza, indipendente, capace di tradurre le complessità in un linguaggio umano.
Per questo mi definisco spesso uno “speciale” mediatore culturale.
Mi occupo di:
• Etica e responsabilità nella comunicazione
• Reputazione del settore avicolo
• Analisi e semplificazione di temi complessi
• Supporto strategico a chi produce cibo e a chi tutela le persone
• Contrastare fake news e narrazioni tossiche … anche sul cibo
- Progettare comunicazione che rispetta l’intelligenza delle persone
Credo che la comunicazione debba essere un atto di rispetto.
Credo che il cibo sia un fatto sociale prima ancora che nutrizionale.
Credo che la trasparenza sia l’unico ponte possibile tra chi produce e chi consuma, in senso lato.
ANCH’IO HO UN MANIFESTO:
QUELLO DI UNA VOCE INDIPENDENTE
CHE SOTTOLINEA L’ETICA MANCANTE
- La comunicazione è un atto etico. L’etica non è un tema scomodo: è la base della credibilità.
Chi la evita, teme la verità. Ogni parola costruisce o distrugge fiducia. - La comunicazione non deve mai offendere l’intelligenza delle persone.
Gli slogan vuoti sono una forma di mancanza di rispetto. - Il cibo è un fatto sociale.
Riguarda la dignità, l’accessibilità, la cultura. Non riguarda solo ciò che mangiamo, ma ciò che siamo e come ci rapportiamo con chi ne necessita. - Il pollo è una proteina democratica. Quella più democratica insieme alle uova.
E merita di essere raccontato senza ideologie e senza paura. - La mia voce terza è oggettivamente necessaria.
Non per difendere, non per accusare, ma per chiarire. - Il buon senso è rivoluzionario.
Soprattutto quando manca. - La trasparenza non è un rischio: è un dovere.
Chi produce cibo deve parlare con chiarezza, non con paura. - Le fake news sul cibo fanno danni reali.
Confondono le persone, penalizzano chi lavora bene, alimentano sfiducia, spaventano. - Il settore avicolo di cui mi occupo merita di essere raccontato con onestà perché ha bisogno di trasparenza, non di difese.
È una fonte di proteine accessibili, sostenibili e fondamentali per molte fasce sociali. La verità è più forte di qualsiasi campagna. - Il sociale e l’alimentazione non sono mondi separati.
Sono due facce della stessa responsabilità, due modi diversi di prendersi cura delle persone: nutrirle e agire affinché questo possa avvenire in modi accessibili. - La reputazione si costruisce con la coerenza.
Non con slogan, non con campagne vuote di senso, non diffondendo paura. - Il mio lavoro è quello di creare ponti e portare buon senso dove regna la confusione.
Tra chi comunica e chi ascolta. Tra chi produce e chi consuma. Tra ciò che è vero e ciò che sembra vero. Portare rispetto dove spesso c’è solo rumore. - Un creativo può vedere ciò che gli altri non vedono.
Scarp de’ tenis lo ha dimostrato: cambiare paradigma è possibile.
Nel mio lavoro aggiungo profondità e porto storia, motivazioni, ferite e orgoglio professionale.
Il mio percorso non è complicato: è stratificato. E la stratificazione ritengo sia un valore.
Non ho fatto comunicazione per 30 anni: sono uno che ha resistito 30 anni in un settore che spesso premia la superficialità, gli slogan, la furbizia, la scorciatoia.
E ho resistito restando integro. Volevo chiarirlo a chi mi ha percepito come “ingombrante”, che ormai è un mio marchio di fabbrica, la prova che ho sempre messo l’etica davanti alla convenienza che credo sia, oggi, un “asset” raro.
Scarp de’ tenis è stato solo un episodio e la dimostrazione concreta che un creativo etico vede ciò che gli altri non vedono, che sa ribaltare paradigmi, che sa costruire senso dove altri costruiscono campagne.
Per chi si chiedesse cosa rappresenti il mio occuparmi anche del settore avicolo chiarisco che è la naturale estensione di una vita passata a difendere la dignità delle persone.
Perché il cibo è dignità. E le proteine accessibili sono anche un tema sociale, non industriale.
E per chi ama parlare di posizionamento, il mio è la mia storia.