Leggo il mondo in modo laterale e serio. Non accomodante.
Non perché pensi di avere verità da distribuire, ma perché non mi riconosco nelle narrazioni commerciali che hanno inghiottito ricorrenze, simboli, tradizioni, e spesso anche il senso delle parole.
Mi guidano coerenza, lucidità, rigore, indipendenza: la volontà di osservare senza lasciarmi trascinare dal rumore di fondo, senza cercare compiacimento, senza aderire automaticamente a ciò che “si dice”.
o di poter sbagliare. So che ogni sguardo, anche il più attento, può inciampare. Ma il mio obiettivo resta chiaro: provare ad accendere qualche luce dove il discorso pubblico si è fatto pigro o superficiale, rimettere ordine dove la confusione è diventata abitudine.
Scrivo per questo: per proporre un punto di vista che non pretende di essere superiore, ma che cerca di essere onesto.
Un punto di vista che non si appoggia alla retorica, che non cerca applausi, che prova semplicemente a mantenere la qualità dello sguardo. È il mio modo di stare nel mondo: serio, misurato, consapevole dei limiti, ma deciso a non rinunciare alla responsabilità di pensare.